CHI SEI, SIGNORE DIPLOMATICO? L’INTERVISTA CON IL PROFESSORE GIUSEPPE LO PORTO

L’INTERVISTA CON DIRIGENTE SCOLASTICO DEL CONSOLATO GENERALE D’ITALIA A MOSCA

Il Fato a volte usa metodi divertenti per portare una persona dove è predestinata ad essere, dove scoprirà il nuovo, troverà quelle persone più importanti, imparerà le lezioni di vita. Ho conosciuto Giuseppe Lo Porto un paio di anni fa. La mia amica, direttore di un piccolo cinema a Chelyabinsk (il posto dove di solito si svolge Russia-Italia Film Festival), mi ha chiamato e mi ha chiesto di fare l’interprete per una persona importante durante qualche piccola riunione. Il mio primo pensiero era “A me? fare l’interprete??” Mi si è gelato il sangue, “Ma non ho l’istruzione e le abilità professionale. Non sono una traduttrice affatto. Il mio amore per l’Italia e la conoscenza media della lingua italiano non mi aiuteranno. È una responsabilità troppo grande.” Senza dubbio ho acconsentito ad aiutarla. Ma veramente, sarebbe un crimine non approfittare dell’occasione che la vita ti da — soltanto così sì può mostrarsi in tutta la sua gloria!

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GELATO! MUSICA! OTRANTO!

Quali origini ha il gelato? Confesso: da tempo pensavo che il gelato venisse prodotto  nelle grandi fabbriche  dentro i paioli di Gargantua e nei frigoriferi di Pantagruel.  Chi è nato nella Madre-Russia è abituato a romanzare le cose.  Nella mia valutazione personale il primo posto da anni apparteneva al “Plombir”, che mi sembrava il più genuino tra i gelati confezionati. Molti anni fa, però, durante  il mio primo viaggio in Italia, il mio amatissimo “Plombir” è stato superato in bontà dal gelato italiano.

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TUTTO INIZIA DALL’AMORE…

TUTTO INIZIA DALL’AMORE…

E’ l’assioma evidente. Il mio amore non e’ dalle pulsazioni convulsive del cuore per lo sguardo di lui. L’amore è un flusso naturale della sangue in una vena blu sulla tempia. È la fiducia, che tutto vada nel modo giusto e vero. L’amore significa sentire dentro di se l’ondulazione della luce, meglio dire della Luce. L’amore è comunione di tutto ciò che accade attorno. È compiacersi ad ogni incontro. L’amore e’ gli abbracci aperti a ogni giorno, persona, avvenimento.

L’ amore è una rete dei meridiani e di parallele invisibile di gioia, tranquillita, accettazione che si intersecano. Con questa “rete” un Pescatore Principale ci pesca dal mare di vanita’. E dice: “Guarda la vita, le sue piccolezze, i suoi dettagli, le sue bellezza e bruttezza. Gli incontri e distacchi. Guarda la felicità come il sole dentro l’anima e il dolore come una pietra nel cuore. Anche tutto questo è l’Amore”. Ho pensato cosi, avendo guardato fuori dalla finestra d’aereo. Facevo una rotta come sempre per l’Italia.

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LA PIZZICA E’ “UNA MEDICINA” CONTRO PROSA DELLA VITA’

Tutto il mondo e’ un teatro e le persone sono attori. Davvero ognuno di noi e’ spesso “qualcuno” sul palcoscenico della vita’, ma non e’ se stesso. Noi indossiamo delle maschere, proviamo delle immagini, recitiamo dei ruoli, ci nascondiamo tra le scenografie della vita. Perché essere se stesso significa avere coraggio. Significa raccontare una verità è un mistero interno di se stesso. Essere se stesso sottintende essere un’po solo, essere fuori dal quadro generale. Pertanto si ha paura di essere se stessi.

Ma il Regista Generale della vita/dell’Universo ha sempre un “però” in riserva: le svolte inaspettate, gli incontri impovvisi, un intreccio dei destini. E una volta la línea abituale di vita si imbroglia in un nodo: gli “attori” fanno gli sbagli recetando i monologhi imparati a memoria e diventano improvvisamente veri e reali. O succede qualcosa di incredibilmente bello e reale – sopra un nastro grigio di una strada divampa un tramonto scarlatto. Dietro un angolo si trova un buon amico. O suona la musica con il ritmo, nel quale si batte il tuo cuore. In quei momenti diventiamo persone vive e vere.

Proprio questo momento è successo con me vicino al palcoscenico, dove suonavano “Tamburellisti di Torrepaduli”. Prima hanno suonato tre tamburelli. Il ritmo era il centro del mondo, una “colonna vertebrale” del momento. Sul palco due uomini in nero mi sorridevano come i vecchi amici. Ogni tamburello pulsava-tintinnava la sua storia, ma nello stesso tempo la storia única. Tra poco e’ venuto un deedjeridoo misterioso ed insinuante. Un ragazzo scalzo con uno sguardo penetrante, scuotendo la frangia lunga, domava il tamburello espressivo e infondeva la vita al deedjeridoo melancolico.

Una chitarra nelle mani sottili di una ragazza suonava divertente e fresco. Una fisarmonica aggiungeva la melodiosità come se abbracciasse tutta la compagnia birichina. La voce di un uomo ha cominciato a cantare qualcosa di semplice, ma importante. E una ragazzina fragile ballava-giocava con un fuoco di un fazzoletto rosso. Taranta. Pizzica. O “una medicina” contro la prosa della vita?

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LA TERRA, IL MARE, IL CIELO TI ADORANO INFINITO…

Dieci anni fa, essendo entrata per la prima volta nel Duomo di Parma, fresco e semibuio ho provato i sentimenti meravigliosi – calma, cordialita’, un silenzio profondo, in cui si sente distintamente la voce del proprio cuore. Cosi un viandante stanco dopo tanti giorni dei viaggi faticosi arriva in una oasi ed espira con un sollievo. Oasi-Duomo non e’ il punto finale del viaggio, non e’ una fonte della forza del mio spirito (appartengo ad altri egregori), ma il posto, dove si puo’ riprenderlo.

Листок с молитвой
Una foglia con la preghiera “Immacolata Concezione”

Stavo sedendo su una panca laccata, gurdando i crocifissi e stavo con gli orecchi tesi al sussuro timido dell’anima propria. I cittadini si riunivano alla messa serale. Pieni di dignita’, di calma sicura, di serieta` e fermezza grazie alla vicinanza alla terra. Loro sono venuti alla messa come erano venuti i loro genitori, i loro nonni, i loro bisnonni e sarrebbero venuti i loro figli e i loro nipoti.

Per il ricordo di quelli sentimenti – sicurezza, equilibrio spirituale, gioia tranquilla – ho preso un foglio con una preghiera «Immacolata Concezione», tanti dei quali erano all`ingresso. Per molto tempo la usavo come segnalibro-portafortuna. Ripetendo le prime parole della preghiera “La terra, il mare, il cielo ti adorano infinitamente…”. Poco tempo fa queste parole sono risultati un códice nella comprensione del figlio della terra Emiglia-Romagna – Paolo Gepri.

Paolo Gepri fotografo
Paolo Gepri, fotografo
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