UNA DANZA APPASSIONATA DELLE DONNE A PIEDI NUDI

La musica italiana non e’ solo dolce “Felicita” di Albano, e non e’ “Confessa” di Celentano. Prima di tutto la musica italiana e’ una musica folkloristica. Una música, che prende i suoi origini dai tempi, quando Ercole e’ stato un ragazzo dal borgo vicino, i dei hanno abitati a quella montagna, quando un “tacco” d’Italia faceva una parte di Magna Grecia. Già da allora si ballava la pizzica-pizzica. A quei tempi le persone vedevono l’anima viva a ogni albero, nel sole, nel vento e prendevano nelle mani un aratro piu’ spesso di una penna. Le persone sapevano esprimere i suoi sentimenti nelle canzone e nelle danze. Una danza e una musica erano i linguaggi universali per communicare tra di loro e con il mondo intero, per raccontare semplice delle cose pricipale.

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С СУСЛИКОМ НИЧЕГО НЕ СЛУЧИЛОСЬ!

“Все начиналось, как обычно…”. Откинув эту фразу-кулису, порой обнаруживаешь лихо закрученные сюжеты, срежиссированные Её Величество Жизнью. Или колоритных персонажей разных амплуа. И детали-детали – “Если на стене висит ружье, оно обязательно выcтрелит” – детали, которые “стреляют”, украшают, задают тон и веселят.

В этот раз тоже все начиналось как обычно. Целый день гуляла по Риму. Вдоль, поперёк. Закладывала петли, заглядывала в подворотни, сидела на тех самых ступенях, по которым вышагивали великие. Увязалась вслед за карнавальной сарабандой. Купила сумку. Съела вкусную пиццу, запила её домашним вином, закусила мороженым. В общем – устала.

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РИМ ПОЛЮБИЛ МЕНЯ СРАЗУ И НАВСЕГДА…

Приезжать в Рим для  меня – это как приезжать к любимой бабушке. Обнимать за пухлые коленки, усевшись на вековые камни у ног. Подставлять макушку, под тяжелую и добрую ладонь: «Светка, ты всё такая же белобрысая и с цыплячьей шеей». Уминать за обе щеки припасенные специально для меня «гостинцы». Делится новостями, дивится новостям. Радоваться. Болтать о том, о сём, при этом впитывать опыт и мудрость. Замечать новые морщинки, которые красят любимую «ба» лучше всяких марафетов. Солнечное тепло – в полдень, чуть зябковатая прохлада – по вечерам. И любовь в каждом жесте, в каждой мелочи. Рим для меня – как еще одна бабушка. Щедра и радушна. Поэтому предвкушение встречи с ней и сама встреча – всегда радость.

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ITALIANO VERO: AMORE, CIBO E BELLA VITA’

Questa storia non sarebbe stato scritto se non avesse avuto una conversazione degli italiani con un mio conoscente. Lui mentre prendevamo un caffe raggionava: “Gli italiani non hanno la serieta’, la severita’, ma hanno solo la leggerezza, l’incostanza e la superficialita’. Gli italiani sono in maggior parte i “Casanovi” e i donnaioli, cui parlano solo del cibo e dell’amore. E si abbandonano ai piaceri amorosi”. Сonfesso, in quel tempo ero arrabbiata, ero difeso gli italiani cari al mio cuore. E ho deciso di rispondere sinceramente alla domanda “Quali sono gli italiani in realtà?”.

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“I MITI” ITALIANI-RUSSI: ORSI+TAIGA=RUSSIA

Mi ha ispirato questo racconto corto il mio amico italiano Salvatore, stavo chiedendo ancora una volta: “Vivi a Mosca?”. Questa domanda “Sei da Mosca?” e’ il mio “compagno” immancabile di tutte le mie conoscenze con gli italiani. Ho capito da tempo, che “una immaginazione” geografica degli italiani inciampa contro la Mosca e si ferma li. Ne posso capire: Mosca e’ grande e bella, ma dopo Mosca fa rumore la taiga infinita e vagano gli orsi. L’incertezza.

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LE AFRODITI ITALIANE

I miei amici russi mi chiedono spesso con curiosita’ “Racconta, per favore, degli uomini italiani. I quali sono loro?”. Un giorno rispondero’ a questa domanda e scrivero’ una storia vera e coloristica. La chiamero’, ad esempio, “Gli uomini italiani dagli occhi di una bionda russa: i miti e i fatti”. Vi permettero’, sara’ interessante 🙂 🙂 🙂 Non cosi spesso, ma anche con curiosita mi fanno la domanda: “La quale sono le donne italiane?”. Sollevo una cortina di mistero su questa domanda…

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LA PIZZICA E’ “UNA MEDICINA” CONTRO PROSA DELLA VITA’

Tutto il mondo e’ un teatro e le persone sono attori. Davvero ognuno di noi e’ spesso “qualcuno” sul palcoscenico della vita’, ma non e’ se stesso. Noi indossiamo delle maschere, proviamo delle immagini, recitiamo dei ruoli, ci nascondiamo tra le scenografie della vita. Perché essere se stesso significa avere coraggio. Significa raccontare una verità è un mistero interno di se stesso. Essere se stesso sottintende essere un’po solo, essere fuori dal quadro generale. Pertanto si ha paura di essere se stessi.

Ma il Regista Generale della vita/dell’Universo ha sempre un “però” in riserva: le svolte inaspettate, gli incontri impovvisi, un intreccio dei destini. E una volta la línea abituale di vita si imbroglia in un nodo: gli “attori” fanno gli sbagli recetando i monologhi imparati a memoria e diventano improvvisamente veri e reali. O succede qualcosa di incredibilmente bello e reale – sopra un nastro grigio di una strada divampa un tramonto scarlatto. Dietro un angolo si trova un buon amico. O suona la musica con il ritmo, nel quale si batte il tuo cuore. In quei momenti diventiamo persone vive e vere.

Proprio questo momento è successo con me vicino al palcoscenico, dove suonavano “Tamburellisti di Torrepaduli”. Prima hanno suonato tre tamburelli. Il ritmo era il centro del mondo, una “colonna vertebrale” del momento. Sul palco due uomini in nero mi sorridevano come i vecchi amici. Ogni tamburello pulsava-tintinnava la sua storia, ma nello stesso tempo la storia única. Tra poco e’ venuto un deedjeridoo misterioso ed insinuante. Un ragazzo scalzo con uno sguardo penetrante, scuotendo la frangia lunga, domava il tamburello espressivo e infondeva la vita al deedjeridoo melancolico.

Una chitarra nelle mani sottili di una ragazza suonava divertente e fresco. Una fisarmonica aggiungeva la melodiosità come se abbracciasse tutta la compagnia birichina. La voce di un uomo ha cominciato a cantare qualcosa di semplice, ma importante. E una ragazzina fragile ballava-giocava con un fuoco di un fazzoletto rosso. Taranta. Pizzica. O “una medicina” contro la prosa della vita?

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