LA PIZZICA E’ “UNA MEDICINA” CONTRO PROSA DELLA VITA’

Tutto il mondo e’ un teatro e le persone sono attori. Davvero ognuno di noi e’ spesso “qualcuno” sul palcoscenico della vita’, ma non e’ se stesso. Noi indossiamo delle maschere, proviamo delle immagini, recitiamo dei ruoli, ci nascondiamo tra le scenografie della vita. Perché essere se stesso significa avere coraggio. Significa raccontare una verità è un mistero interno di se stesso. Essere se stesso sottintende essere un’po solo, essere fuori dal quadro generale. Pertanto si ha paura di essere se stessi.

Ma il Regista Generale della vita/dell’Universo ha sempre un “però” in riserva: le svolte inaspettate, gli incontri impovvisi, un intreccio dei destini. E una volta la línea abituale di vita si imbroglia in un nodo: gli “attori” fanno gli sbagli recetando i monologhi imparati a memoria e diventano improvvisamente veri e reali. O succede qualcosa di incredibilmente bello e reale – sopra un nastro grigio di una strada divampa un tramonto scarlatto. Dietro un angolo si trova un buon amico. O suona la musica con il ritmo, nel quale si batte il tuo cuore. In quei momenti diventiamo persone vive e vere.

Proprio questo momento è successo con me vicino al palcoscenico, dove suonavano “Tamburellisti di Torrepaduli”. Prima hanno suonato tre tamburelli. Il ritmo era il centro del mondo, una “colonna vertebrale” del momento. Sul palco due uomini in nero mi sorridevano come i vecchi amici. Ogni tamburello pulsava-tintinnava la sua storia, ma nello stesso tempo la storia única. Tra poco e’ venuto un deedjeridoo misterioso ed insinuante. Un ragazzo scalzo con uno sguardo penetrante, scuotendo la frangia lunga, domava il tamburello espressivo e infondeva la vita al deedjeridoo melancolico.

Una chitarra nelle mani sottili di una ragazza suonava divertente e fresco. Una fisarmonica aggiungeva la melodiosità come se abbracciasse tutta la compagnia birichina. La voce di un uomo ha cominciato a cantare qualcosa di semplice, ma importante. E una ragazzina fragile ballava-giocava con un fuoco di un fazzoletto rosso. Taranta. Pizzica. O “una medicina” contro la prosa della vita?

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IL PROFUMO DI MIMOSA

La primavera. Anche se in Russia la terra e’ ancora bianca di neve, anche se e in Italia la primavera assomiglia un’po al inverno e al autumno, ma la primavera e’ venuta. Sentite? Io sento e sorriso. Mi piace la primavera, perche io sono la primavera 🙂

Per me la primavera’ e’ un’aria speciale. Quando la Natura a un odore della terra scongelata aggiunge il vento fresco e un chiasso degli ucelli. Aggiunge i pizzichi generosi del sole carezzevole, le notine di gioia e di speranza. «Ehi, tutto sara’ in modo nuovo!» – i passeri allegri mi hanno informato stamattina.

Per me la primavera e’ l’Amore. Quando gli occhi brillano, il cuore batte solo perche la vita’ e’ bella. Anche perche qualcuno fa battere il tuo cuore e fa brillare i tuoi occhi.

Per me la primavera sono i fiori. Sopratutto i mazzi di mimosa. In Russia al inizio del marzo la primavera timida retrocede a volte davanti al’inverno domato. Ma lascia i segni gialli di speranza: “Sono qui. Non sono scappata. Tra poco di nuovo luccico del sole,  squaglio i cumuli di neve». Agli angoli delle strade gli uomini e le donne nelle pelliccie grosse vendono le mimose. Toccano con le dite grosse i rami fragili.

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IL PARADISO PER NOME DI PARMA

Il paradiso e’ una nozione astratta. Google Maps e GPS sono deboli di identificare un punto finito – paradiso – delle molte strade umane. Perche questo posto/stato esiste solo dentro ogni di noi. Forse, qualcuno sogna di paradiso di una boscaglia delle palme e il mare azzurro vicino. Altri immaginano il paradiso come le montagne sotto la neve e con una spazzola dei abeti intorno. Per gli alcuni non esiste il paradiso eccetto una decina delle aiuole con I pomodori e I melanzani.

Quando vediamo in realta’ una immagine simile delle nostre fantasie e quando la nostra natura risona con questa immagine, provocando delle emozioni piacevoli, respiriamo con entusiasmo: “Paradiso!”.

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ТАМБУРИНИСТЫ ИЗ ТОРРЕПАДУЛИ, ИЛИ ДАТЬ В БУБЕН ПО-ИТАЛЬЯНСКИ

Декабрьским днем, окутанным туманной дымкой и рождественской иллюминацией, выпала мне дорога на выставку L’Arigiano in Fiera в Милане, а попросту на выставку ремесленников со всех итальянских и некоторых международных “волостей”. Сыры, колбасы, паста (или по нашему макаронные изделия), икра боттарга, ликеры, вина, масло, мороженое, расписные тарелки, креативные сумки, стильные хламиды и прочее-прочее-прочее – каждый из производителей со всех уголков Италии и даже мира представляет свои самые лучшие товары лицом, изнанкой и содержимым вот уже много лет.

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ЗВЭ-Э-ЭТЛАНА, Я ЛЮБЛЮ ТЕБЯ!

Сначала была фраза “Светлана, я люблю тебя!”. Вернее, вот так, по-итальянски “Svetlana, ti voglio bene”. Она засияла лампочкой и окрасила мрачный присыпанный снегом день. Если переводить дословно с итальянского певучего на великий и могучий, то “Ti voglio bene” прозвучит “Я хочу тебе хорошо”. Но широкая русская душа чурается остроугольных конструкций и полутонов, не разменивается на мелочи, предпочитая им всеохватное “Я тебя люблю”.

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ДУША ПОЕТ!

Душа поет? Душа поет!

По-моему, нам русским это состояние свойственно в трех случаях: 1) при махровом оптимизме в качестве второй натуры; 2) при измененном состоянии сознания «Какое было прекрасное шампанское/виски/вино/и так далее!»; 3) в приступе душевной тоски, и тогда клин клином: «Каким ты бы-ы-ыл, таким оста-а-ался!».

А для большинства итальянцев состояние «душа поет» является врожденным и естественным.

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ИМЯ РОЗЫ

Это история берет начало с цветения платанов и ароматов апельсинового сада в “Истории с запахом флёр д’оранжа”.

…Мы с сыном кубарем скатывались с Авентина, грозя двумя бильярдными шарами завалиться в огромную лузу большого цирка. Но притормозили…

Между двух поперечин чугунного ограждения выглядывала встрепанная роза с карим глазком сердцевины и желтыми доверчивыми ресничками тычинок. Так юная девчонка смотрит на прохожих из-за забора детского сада с лукавым любопытством и в ожидании внимания: «Посмотрите же, как я хороша!». Роза была, действительно, хороша и душиста. Манила, завлекала нас, подмигивая глазком в оперении лепестков. Мы прошли вдоль чугунной ограды и обнаружили радушные настежь ворота с надписью «Римский коммунальный розарий».

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