IL ZAR DI UNA MONTAGNA. L’INTERVISTA CON ROBERTO MATTIOLI

Se qualcuno mi chiedesse di descrivere Roberto in tre parole, sceglierei  calma, volontà, saggezza. È l’essenza dell’uomo, il suo fondamento. Se fosse necessario scendere nei dettagli, senz’altro direi che Roberto Mattioli è il proprietario di una fabbrica di mobili vicino a Parma, uno sportivo, uno scalatore che ha conquistato molte vette del mondo, una guida professionale, un organizzatore di gare di corsa a piedi, ma prima di tutto una persona dalla P maiuscola.

Durante il nostro secondo incontro Roberto è riuscito a trovare il tempo nella sua agenda piena di impegni e mi ha fatto vedere gli Appennini. Mi ha portato in un posto dove non si guarda le nuvole di sottinsù, ma si osserva il proprio grembo; dove è possibile toccare i loro lati umidi e soffici e assaggiarli come se fossero un accumulo dello zucchero filato. Hanno il sapore quasi uguale.

Gli Appennini Tosco-Emiliani

Roberto camminava davanti a me senza parlare. La sua schiena era il mio faro nel silenzio imminente e nell’ignoto assoluto. Il mio compagno di strada spargeva la tranquillità universale che si fondeva con il gorgoglio dei ruscelli e il sussurro del vento. La mia prima escursione così in alto in montagna e così a lungo (per ventiquattr’ore con un pernottamento in una tenda a 1800 metri d’altezza) prometteva la novità. L’ignoto mi spaventava un po’, ma mi attirava. Roberto semplicemente marciava accanto a me, mi indirizzava e incoraggiava, mi divertiva raccontando le sue storie, e anche mi curava. Sbattevo contro la sua schiena quando a un tratto si fermava per controllare se la neo-alpinista  proseguiva nel cammino. Facevo molte domande, da “chi sta gufando al crepuscolo” ai fondamenti dell’ordine mondiale. Ricevevo il sostegno, i complimenti e le risposte dettagliate.

Ricorderò quel viaggio di un giorno per i suoni sibillini della natura, per il velo di nebbia, per la dolce solitudine e per l’impressione che gli spazi sconfinati e deserti mi accoglievano come la loro continuazione organica, come una parte integrante ed essenziale.

Roberto si è rivelato essere non solo una guida e un cicerone, ma anche un insegnante. Ha aperto un’altra Italia. Quell’Italia  silenziosa, maestosa, quella dove la voce principale non è quella della folla dei turisti, ma della Natura in tutta la sua magnificenza selvaggia.

Gli Appennini Tosco-Emigliani

Come il personaggio del film “Peaceful Warrior” soprannominato Socrate, Roberto richiamava la mia attenzione verso il fatto che “sempre, ogni momento qualcosa sta succedendo.” Infatti,  ogni attimo si manifesta la vita: mediante il tratto bianco di un aereo attraverso il cielo blu, mediante il tintinnio di due bottiglie di vetro scuro e un brindisi alla salute – un piccolo banchetto tra il silenzio. Mediante una famiglia di cinghiali che hanno corso vicino a noi. Mediante un diario divertente trovato in un rifugio alpino, dove ho iscritto anche la mia storia. Oppure…

Il diario di capanna di Badignana

Grazie a Roberto la mia anima inquieta, simile ad  una dinamo a causa della vita cittadina, è  guarita in questa tranquillità. Prima c’era un passo, un respiro profondo, un sospiro  e poi c’era l’unione completa con le lontananze e le  cime verdi, con il folto del bosco, con la tempesta notturna e la nebbia mattutina.

La nebbia dei lago in montagna

Proprio in quel momento, camminando lungo gli stretti  sentieri  degli Appennini, è iniziata la nostra conversazione a cuore aperto che è continuata attraverso il tempo e la distanza nel successivo anno e mezzo. Di che cosa parlano due alpinisti, uno di cui uno è esperto (signor Mattioli), e l’altro è un principiante (signora Simakova) che inciampa sui suoi pantaloni impermeabili,  che rimane di sasso sentendo i suoni inesplicabili del bosco, ammira le rocce ricoperte di  muschio  e cucina pappa kulesz per cinque ore di fila?

Svetlana: Roberto, come riesci a combinare tante faccende e ruoli: amministrare la tua fabbrica, creare le robe uniche da legno, correre, sottomettere le cime di montagne, lavorare come una guida sulle montagne, essere un organizzatore degli eventi sportive, partecipare al progetto Rural etc? Come riesci a combinare tutte queste cose?

Roberto: Penso di essere  una  persona fortunata, molto  fortunata.  Sono  cresciuto in  una  famiglia molto unita,  con i valori  della  nostra  storia e tradizione.  Ho  avuto  la  possibilità  di  scegliere e  di  fare  tutto  quello  che  mi  piaceva  e  appassionava.

Quando fai un  lavoro, o qualunque altra attività,  con  piacere  e  con  passione  la  soddisfazione  che  ricevi ti  ripaga  sempre  abbondantemente  dei  sacrifici e del  tempo  che dedichi.  Non  ho mai  lavorato  per  guadagnare,  non  ho  mai  gareggiato  pensando  al  risultato  finale,  ma  ho  sempre  lavorato con  grande  passione  e onestà sapendo  che  alla  fine,  se  avessi  fatto  tutto  bene,  sarebbe  arrivato  come  conseguenza  anche  il  guadagno.  Ho avuto  la  fortuna  di  gareggiare   nei  Cinque  Continenti;  mi  alleno con  costanza,  dedico  gran  parte  del  mio tempo  libero  allo  sport,  perchè  lo  sport  è  “una  scuola  di  vita” e  non  ne  posso  fare  a  meno e  alla  fine  arrivano  anche  i  risultati.

Non  mi  pongo  limiti, in  quanto  penso  sia  riduttivo rinunciare  a  nuove  esperienze. Per  questo pratico  diversi  sport ,  amo  la  montagna  e  l’alta  quota,  ma non  amo improvvisare,  anzi  mi  alleno  e  mi  preparo  accuratamente,  cercando  di  raggiungere sempre il  miglior  risultato  per  le  mie  possibilità.

Per  riuscire  a  combinare  “tutte queste  cose”, dedico  tantissimo  tempo a  fare  quello  che “mi piace”  e  possibilmente  “solo quello  che  mi  piace”.

Roberto Mattioli, New Zeland 2014

Svetlana: Durante il nostro trekking per gli Appennini Tosco-Emigliani, mi hai raccontato del tuo padre. Se non sbaglio, la scuola, l’unica scuola che ha fatto, è stata la scuola della vita. Ha dovuto lavorare tanto, ma ha ottenuto il successo. Dicono che una mela non cada molto lontano dall’albero di mela. Roberto, cosa ti hanno trasmesso i tuoi genitori?

Roberto: mi  hanno trasmesso  i  valori  dell’onestà, dell’umiltà,  del  rispetto  per  gli  altri,  dell’attaccamento  al  lavoro e soprattutto  mi hanno  insegnato a   riflettere e  pensare  prima  di  agire,  sia  nel  mondo  del  lavoro  che  dello  sport.

Svetlana: Una delle attività che ti piacciono è trekking ad alta quota. Le quale cime al mondo hai vinto?

Roberto: Ho avuto  la  fortuna di gareggiare nei  Cinque Continenti  in competizioni definite Raid Multisport dove orientandoti su  carte  topografiche devi  correre,  andare in  mountain bike, in  kayak, scalare, e anche altri sport.  Fra  le  cime  più alte  che  ho raggiunto ricordo con piacere quelle  Alpine:  Monte Bianco 4810 mt.,  Breithorn Occidendale  4165 mt., Punta Gnifetti  4.554 mt.,  nell Alpi  Svizzere  il  Monch  4105 mt. , e  la catena del  Piz Palù,  in  Bolivia  – il  Vulcano Tunupa  4300 mt.,  in  Russia – il  Monte  Elbrus  5462 mt.,  in  Africa – il  Kilimangiaro  5985 mt.  Ho corso due  volte la distanza della maratona  di  Km. 42195  sul Plateau di  Tingri  in  Nepal  a  4300 mt.  di quota. Ho dovuto abbandonare invece la salita al Khan Tengri  7140 mt in Kirgisistan  fermati da due settimane di  nevicate ininterrotte e salita  all’Aconcagua 6.965 mt   in Argentina dove a quota  6000 mt. la  mia  compagna è stata male e l’ho aiutata  a  scendere.

Argentina, 5070 metri

Svetlana : Ho letto che esiste il Club informale delle sette cime più alte di  ogni  Continente, il “Seven Summit”.  Il club, che comprende  i scalatori che hanno conquisto alcune  di queste cime. Si può dire che sei un membro di questo club ?

Roberto : Si anch’io  sono  iscritto al  “Seven Summit”, anche  se  alcune  di  queste  cime  non  sono  alla  mia  portata,  non  sono  per  me  reggiungibili.  Però alcune  di  queste,  le  più  facili,  le ho  fatte e  qualcun’altra ho  programma  di  salirla. Diciamo  che  almeno  quattro  sono  alla  mia  portata.

Svetlana: Quando una montagna ti ha permesso di arrampicarla, di conquistarla, cosa  hai sentito? Quali emozioni hai provato quando dopo una preparazione impegnativa sei arrivato in cima? Hai provato felicita’? Come l’hai espressa: saltando, gridando, abbracciando con i compagni?

Roberto:  Sicuramente mi sono  sentito  contento,  felice,  ma  normalmente  si  esprime  con  una stretta di  mano, un  abbraccio,  e  complimentandosi  con poche  parole.  Poi  rimani  su  dieci o  quindici minuti,  in  silenzio ad ascoltare la  tua  mente, il  tuo  corpo e  guardi  tutto  quello  che  è  sotto. Pochi minuti per provare  un  grande  senso  di  tranquillità.

Svetlana: Roberto, alcune  spedizioni non hanno avuto  successo. Quando hai fallito come sono stati i tuoi rapporti con la montagna? Quali sono stati questi insuccessi? Come sei riuscito a superarli?

Roberto: quando  ti  poni  un  obiettivo,  ti  prepari  specificatamente  per  diversi  mesi,  ti  alleni  tutto  l’anno ma  per  alcuni  mesi  in  modo  specifico.  Sai  già  però  che  il  successo  della  tua  spedizione,  sei  hai  fatto  tutto  bene,  ti  sei  preparato correttamente,  alla  fine  dipende  sempre  se  la  Montagna  è  disposta  ad  accoglierti oppure  no.  Il  successo  dipende  da  tanti  fattori  e  fra  I  più  importanti, sicuramente  anche  il  meteo,  che  non puoi  prevedere   solo  pochi  giorni se  non  addirittura  poche  ore  prima.  Quindi  anche  quando  la spedizione  fallisce,  il  rammarico  è  minimo.  La  montagna  è  sempre  là  e  può  darsi  che  se  tu  hai voglia  di  riprovare,  prima  o  poi  ti  accolga  e  ti  permetta  di  salirla.  Ma  devi  rispettarla,  capire  se  ti accoglie  oppure  no,  mai  sfidarla.  La  Montagna non  ha  mai  ucciso  nessuno anche se  molti  sono  morti in  montagna.  Gli insuccessi  sono  stati diversi, fortunamente  meno  comunque dei  successi, quasi tutti  per  le  condizioni  meteo  avverse.

Cortina d’Ampezzo

 

Svetlana: Come iniziano i tuoi viaggi sportivi?

Roberto: A volte iniziano da  inviti  che  riceviamo dagli organizzatori,  altre   volte  dal  desiderio di  vedere nuovi  paesaggi,  nuovi  popoli, altre  culture  ed  anche  di  raggiungere nuovi  obiettivi e traguardi.

Svetlana: Perché il trekking ad alta quota e’ tra i tuoi preferiti? Cosa ti attrae?

Roberto: E’  difficile  spiegare perchè  mi  attrae  salire  in  alto. Bisogna  salire  in  alto  per  capire. Fra  meno  di  due  mesi  riparto  e  non  vedo  l’ora.  Forse  perchè  lasci  in  basso  i   tuoi  pensieri ,  i  problemi  della  vita  quotidiana.  Più  salgo  e  più  mi  sento  libero e mi  sento  bene.  Mi ha colpito  il   pensiero  di  uno  dei  più  grandi  scalatori mai  esistiti: Walter Bonatti.  Lui  disse: “Più in  alto  sali, più  lontano vedi;  più  lontano  vedi,  più  a  lungo  sogni”.  Una  bellissima   sensazione è    quando  vedi   le  nuvole  come  dal  finestrino dell’aereo,  ma  chinando  la  testa  ti  accorgi  che  i  piedi  toccano  ancora  per  terra… e  allora  sogni… ad occhi  aperti.

Walter Bonatti (Bergamo, 22 giugno 1930 – Roma, 13 settembre 2011) è stato un alpinista, esploratore, giornalista e scrittore italiano, soprannominato “il Re delle Alpi”. Oltre che alpinista e guida alpina, fu autore di libri e numerosi reportage nelle regioni più impervie del mondo.

Svetlana: Cosa fai per prepararti per l’arrampicata?

Roberto: Cerco   di  allenarmi,  correndo,  pedalando,  sciando, arrampicando per  mantenermi fisicamente in  forma,  prestando  attenzione  anche  all’alimentazione  che  sia corretta. Anche  se  devo  dire  che  apprezzo  molto  vino  e  birra.

“L’aqua divide, il vino unisce”

Svetlana: (Ride). Dopo una ricetta cosi interesante, il numero dei scalatori  potra’ aumentare di molto. Corri spesso o sali in Appeninni da solo. Che cosa senti quando  cammini o corri da solo sulle montagne?

Roberto: Se  sono  solo non  cammino quasi  mai,  preferisco correre,  logicamente  dove  il  sentiero  lo  permette.  Sento una grande  gioia  interiore,  un  senso  di  quiete e di profonda  tranquillità che  mi  mette in  pace  con  tutto  quello  che  mi  circonda.  Mi  sento  far  parte  di  quella  natura  che  amo e rispetto e  che  mi  accoglie  con  altrettanto  amore e  rispetto.

Svetlana: Qual è il tuo posto preferito in Appennino?

Roberto: E’  difficile  stabilire  solo  un  posto,  ce  ne  sono  tanti.  Quando corri  per  30,  40  o  50  km,  dopo  dici  quello  è  un  bel  posto.  Ma  è  un  posto lungo  50  km  quindi  ce  ne  sono  tanti  di  posti  in  50 km. Quello  che  conosco  meglio  è  sicuramente  l’Appennino Tosco – Emiliano  e direi  che  è  anche  veramente  bello.

Gli Apennini di Tosco-Emigliani (foto di Luigi Nicolini)

Svetlana: Dopo ho un’po dormito in una tenda ad un’altitudine di circa 1700 metri mi sono convinta sulla mia pella a) tutto non e’ facile; b) avrei preso un freddo senza saccho a pelo, senza tenda; c) sarei stata mangiata dai lupi senza la tua presenza. Una conclusione: per i principianti verdi non c’e’ il posto in montagna, ha bisogno di formazione e un compagno-esperto. Roberto, sei quello “compagno-esperto”, una guida certificata che conosce a memoria le Appennini e anche le Alpi. Le quale persone accompagni di solito in montagna?

Roberto: Le persone  che  mi  chiedono di  venire in  montagna  a  volte  sono  quelle  che   vogliono  iniziare,  che  sentono  la  necessità  di  avere  a  fianco  qualcuno  che  può  consigliare cosa  è  bene  fare  o  non  fare e  in  questi  casi  si  sale  su  percorsi facili e  non  troppo  pericolosi. Altre  volte invece  si  sale  con  persone  esperte  e  amici  ed  allora  si  scelgono  percorsi più  impegnativi. Comunque i  lupi non  ti  avrebbero  mangiata,  non  attaccano le  persone  a  meno  non  siano  costretti  🙂

Roberto Mattioli e la sua compagnia

Svetlana: Nelle tue foto sportive e di vita Stefania,  tua moglie e’ sempre vicino a te. Com’e’ successo che fate sport,  trekking insieme? Voi vivete insieme, viaggiate insieme, fate lo sport insieme, siete insieme da molti anni. Qual’e’ il segreto della vostra felicita familiare?

Roberto:  ma se  vuoi  sorridere, potrei  dire : la mia  grande  pazienza.  In realtà  penso  che il matrimonio sia un “progetto di  vita”. Siamo  stati  fidanzati  sette anni prima  di  sposarci (te l’ho detto che  mio papà mi ha insegnato  a  riflettere prima  di  agire 🙂 ), ci siamo conosciuti che io avevo 16 anni e lei 15. Poi abbiamo capito che potevamo condividere i  valori importanti  della  vita  e per  quelli meno  importanti non  era  mai  il  caso  di  discutere o  litigare.  Per me  è  sempre  stato  molto  importante non  fallire in  questo “progetto” e… comunque sia io  che lei  abbiamo una  grande pazienza.

Roberto con la sua moglie Stefania
Roberto e Stefania

Svetlana: Tra le tue molte competenze c’e’ anche questa: sei l’organizzatore, consulente di gare. Come  sei diventato un organizzatore? E’ stato un tuo desiderio o la mano del destino?

Roberto: Più  che  la  “mano del destino”  è  stata “la  mano di  un amico”.  Io  non  volevo  organizzare  gare  e  neanche  mi  interessava. Poi  un  amico  mi  ha  chiesto  se  potevo  mettere  a  disposizione la mia esperienza maturata in  giro  per  il  Mondo negli  sport  outdoor solo  per  piccoli  aiuti.  Poi  da  lì  mi sono  ritrovato  in  poco  tempo  ad  essere  il responsabile  di  un  comitato  che  organizza  una delle  gare  di  importanza nazionale come  la “Tartufo Trail Running” ed  il  coordinatore del  Trofeo BPER Banca- AGISKO.  Appennino Trail  Cup  che  è  uno  dei  circuiti  di  gare  di  trail e skyrunning  più  importanti  in  Italia.

Skyrunning “Tartufo Trail Running 2015”
Skyrunning “Tartufo Trail Running 2015”

Svetlana: Roberto, parliamo dei tui rapporti con il legno. Ho consapevolmente usato la parola “rapporti”, perche mi sembra che il tuo lavoro col legno, i tuoi rapporti col legno siano piu’ profondi, maggiori  della produzione di una fabbrica. Ho ricordato con quale  amore,  gioia,  orgoglio mi raccontavi delle tavole di pavimento di quindici metri per il ristorante-negozio “Rosa dell’Angelo”. Quando si doveva  smontare il muro dell’edificio per portare le tavole dentro senza segarle a pezzi. Che rispetto per il legno! Cosa significa per te lavorare col legno? Perchè hai scelto di lavorare con il legno?

Roberto:  Mio padre è un falegname e  quando  ero  piccolo non  avevo  molti  giocattoli.  Passavo  diverse  ore in laboratorio  con  lui e  così  giocavo  con  dei pezzettini  di  legno,  li  tagliavo  poi  li  inchiodavo,  mettevo  la colla,  cercavo  di  imitare  mio  papà. Così ho  imparato  ad  amare  il  legno, a conoscere  le  sue  differenti qualità e  caratteristiche,  il  suo  profumo.  Con il  legno  puoi fare tante  cose;   delle  opere  d’arte,  dei  mobili,  oppure  anche  dei  mobili  che  si  avvicinano  alle  opere  d’arte.  E’ un  materiale  sempre  vivo,  che  continua a  muoversi e  tutto  questo  mi  piace  e  mi  attrae  molto.

Roberto e il coltello, il pavimento e gli scaffali della sua produzione

Svetlana: Le tavole di pavimento erano destinate al  propietario “Rosa dell’ Angelo” il fondatore del progetto “Rural”.  Come hai cominciato a partecipare al progetto “Rural”?

Il Progetto “Rural”

Roberto: Rural  è  un  bellissimo   progetto di   un  “illuminato”  imprenditore  del  nostro  territorio, il  Signor Mauro Ziveri.  Conosco  Mauro  da  oltre  venti  anni,  in  quanto  con  la  mia  attività  di  progettista e produttore  di  arredi   sono  suo  fornitore .  Non  ho  mai  mischiato  la  mia  attività professionale con quella  che  è  sempre  stata  una  “seconda  attività” ,  quella  sportiva. Mauro  però,  anche  se  non  me  lo  aspettavo,   sapeva  un  po’ tutto di  questa  mia  “seconda  attività”  e  probabilmente  anche  dei  miei  risultati. Così  circa  tre  anni  fa,  mi  ha  parlato  del  “progetto Rural”  e  mi  ha  detto  che a parer suo  io  sarei  stato  la  persona  giusta per  portare  avanti  una  parte  di  questo  progetto,  la  parte  legata all’outdoor  e  all’adventure  dove avrei  potuto  mettere  a disposizione le  mie  competenze ed esperienze  acquisite  “sul terreno”. Non  potevo  certamente  rifiutare  di  iniziare  una  nuova  esperienza,  di  crearmi nuovi obiettivi, facendo  ancora  una  volta   una  “cosa  che  mi  piace e  mi  dà  soddisfazione”.

Roberto Mattioli a uno dei viaggi con Rurarl Travel

Svetlana: Roberto, quando racconti della terra, di Parma (e in senso generale come della patria, e in senso applicato come della terra agricola) i tuoi occhi sempre luccicano dell’amore e della gioia. Cosa significa per te la tua terra?

Roberto: Sono molto legato alla  mia  terra, alle sue  tradizioni e  alla nostra lingua,  che  riduttivamente viene definito  “dialetto”.  Sono valori  da  preservare e da  tramandare  ai  nostri  figli  e  nipoti. Come dicevo ho  avuto  la  fortuna di  gareggiare  nei  Cinque  Continenti e  di  vedere  posti bellissimi e  unici al  di  fuori delle  rotte  turistiche.  Posti  probabilmente  dove  pochi o  nessuno  era  passato  prima.  Ma poi ogni  volta  che  tornavo  a  casa,  imparavo  ad  apprezzare  sempre più  i  nostri  paesaggi,  le  nostre  montagne  ed  ero  sicuro  che  se  avessi  portato  amici dagli  altri  continenti,  avrebbero parimenti apprezzato  anche  loro. Quando  vivi  in  un  posto e  non  hai  possibilità di uscirne, ti  ci  abitui e  alla fine non  riesci  più  ad  apprezzarlo. Questo  è  quello  che  capita  a  molti  italiani,  che  non riescono ad  apprezzare  e  a  valorizzare  l’immenso  patrimonio naturalistico,  storico e culturale che  abbiamo.

L’Italia è  il  Paese  con  la  più  alta  concentrazione  al  Mondo di  beni storici e culturali. Tre anni fa il  9  Giugno 2015,   l’  UNESCO  ha  dichiarato  la  nostra  terra,   l ‘Appenino  Tosco-Emiliano,  “Riserva MaB – (Man and Biosphere)” ,  un  territorio dove  l’uomo ha  saputo  inserirsi in  modo armonico  in  natura,  un  territorio  da  preservare  e  da  consegnare alle  generazioni future. Sono 17  le  Riserve  MaB  UNESCO  in  Italia e  poco  più  di  700  nel  Mondo.

“Food Valley” ai dintorni di Parma

Svetlana: Davvero, vedevo con i miei occhi i vostri paesaggi meravigliosi, respiravo l’aria pura delle vostre montagne e foreste, sentivo la gioia profonda. Forse, dopo la nostra intervista, qualcuno vorra’ venire a Parma e i dintorni. Roberto, consiglia per favore cosa si deve da visitare e da vedere.

Roberto: Risposta  difficile:  dipende  dai  tuoi  interessi.

Interessi  storici ?  –  Tour  dei  Castelli  della  Bassa  pianura  parmense,  Tour dei  Castelli della Collina e della montagna di  Parma,  Centro  storico di  Parma  con  tutti  i  suoi  monumenti, il  Ducato con la sua storia,  ecc.

Interessi  culturali ? –  è  la  terra  di  Giuseppe  Verdi ,  di  Arturo Toscanini,  di  grandi interpreti  della musica  lirica.

Interessi  culinari ? –  è  la Food Valley,  la  terra  dove  si  produce il  Parmigiano-Reggiano,  il  Prosciutto di Parma, il  Culatello di Zibello, il  Salame di Felino,  i  vini delle  colline di Parma.

Se  invece  cerchi  dei  percorsi  fuori  dalle  solite  “rotte turistiche” allora  ci  sono  anch’io che posso farti  visitare  il  “Parco di  Biodiversità”  del  movimento  Rural,  i  suoi  allevatori e agricoltori custodi di  antiche  razze  animali e  varietà  vegetali  che  si  impegnano  a tutelare e salvaguardare.

O posso io  accompagnarvi  sui  crinali  delle  nostre  montagne  su  sentieri  ricchi  di  storia  e di  una  bellezza unica,  che  stavano  per  essere  abbandonati e  dove  la  natura  stava  in  parte  riappropriandosene.

Castello Torrechiara

Svetlana: Roberto, secondo te, quali  sono le  cose  principali nella vita’?

Roberto: A questa domanda  rispondo   a  titolo  personale;  cioè  quello  che  è  importante per me. La  cosa principale è  fare  ciò  in  cui  si  crede,  che  dà soddisfazione,   che  ti  fa  crescere interiormente.  Farlo  nel  pieno  rispetto  di  se  stesso  e  degli altri,  senza  mentire  nemmeso a se  stessi. L’unica  cosa  certa a  questo  Mondo è  che  non ne  usciamo  vivi,  quindi è  importante  non  perdere  tempo  facendo  cose  che  non  danno  piacere e  sopprattutto  essere  in  pace  con  se  stessi  e  la  propria  mente in modo da  non  aver  nulla  da  rimproverarsi… quando  arriverà  il  momento.

 

Svetlana: Roberto, se mi venisse chiesto di descriverti, inizierei la mia storia con la parola “calmo”. Sei calmo in tutte le situazioni. Qual è la fonte della tua tranquillità?

Roberto: La tua  definizione mi fa molto  piacere.  Penso che  la  fonte  sia  la conoscenza interiore di  noi stessi,  di  quello  che  sappiamo  fare  e non  fare. Quando ti  senti  sicuro sei  tranquillo, rilassato,  sai  dove  puoi  arrivare e  dove  ti  devi  fermare. Ma soprattutto  penso  che  sia  estremamente  importante  essere sinceri con  gli  altri  e  con  se  stessi. Così  anche  quando  arriva  l’imprevisto  rimani  tranquillo  e  riesci a gestire  l’emergenza 

Svetlana: Se ti chiedessi di descriverti? Roberto, chi sei?

Roberto: Very Normal  People.

Very Normal People

 Svetlana: Very Normal  People. Ma anche unico. Come prima non so quanti anni hai. So solo che sei un’po piu’ adulto di me (sorrido). Guardando nei tuoi occhi giovani, leggo “Tutto sta appena iniziando!”. Roberto, cosa c’e’ avanti?

Roberto: Beh, davanti  c’è  tutta  la  parte  più  bella  delle  avventure  che  arriverenno. Termino questa intevista scrivendoti  in  aereo al  rientro  da  una  bellissima  escursione nell’isola di Lanzarote nelle Isole Canarie. Ma adesso devo  pensare  alla  prossima.

Svetlana: Roberto, nella Russia esiste un gioco di bambini, si chiama “Il Zar di una Montagna”. Colui che si sale piu’ veloce degli altri a una cima di piccola collina, riesce a resistere e stare li’ per qualche tempo, vince con un titolo “Il Zar di una Montagna”, cosa significa “il migliore”. Quando pensavo, come chiamare la nostra intervista, ho ricordato questo gioco. Secondo me il titolo “Il Zar di una Montagna” ti appartiene di diritto. Ti ringrazio du cuore per la nostra amicizia, la tua cura e la nostra intervista!

Roberto Mattioli e Svetlana Simakova

2 commenti

  1. Надя, благодарю! Красоты тех мест и люди с широкими душами тех мест достойны того, чтобы их навестить еще раз, и еще раз, и еще много раз 🙂 Так что андиамо, в смысле поехали еще! Кто хочет присоединиться, к нашей компании, милости просим. Покажем все самое-самое вкусное, красивое и душевное.

  2. Светик большое спасибо за увлекательное интервью с Роберто! У меня сразу появилась ностальгия по великолепному отдыху в Италии. Хочу поблагодарить Роберто, который не только познакомил с Италией, но и влюбил в Парму и в незабываемый заповедник MaB “Man and Biosphera” в регионе Эмилианских Апеннин (с его неповторимой природой,тишиной,спокойствием,виноградниками,пчеловодством, источником “буль-буль” и т.д.). Света благодарю за яркий рассказ и отличное настроение!!! Супер)))

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